24 nov 2009

Il razzismo di oggi


Da secoli l'uomo è rovinato da uno dei sentimenti più stupidi, negativi e controproducenti che esistanto: il razzismo.
Sentendo questa parola ci viene quasi spontaneo collegarla con un ometto basso con i baffi, che parla in un comizio davanti a migliaia di tedeschi di pura razza ariana, oppure un lager con centinaia di esseri umani brutalizzati dalle pessime condizioni di vita che vanno verso la morte.
Ma il razzismo nella maggior parte dei casi non è esagerato come in questi esempi, anzi, è uno dei sentimenti più nascosti che abbiamo dentro di noi, tanto che spesso non ce ne accorgiamo neanche.
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Secondo me il razzismo è solo la generalizzazione di un difetto personale di qualcuno ad una categoria cui noi pensiamo appartenga, senza provare a riflettere su quelle che potrebbero esserne le cause.
Faccio un esempio: capita che se vediamo una persona africana mentre ruba un motorino, colleghiamo immediatamente l’idea di “ladro” all’idea di “persona africana di colore”. In questo ragionamento ci sono tanti
gravissimi errori.
Tanto per cominciare, non è vero che gli africani sono tutti uguali: dal Marocchino al Ghanese c’è un bel po’ di differenza, sia fisicamente che culturalmente! Gli stili di vita, le mentalità, sappiamo benissimo che cambiano da una regione all’altra: come possono, allora, essere guali da un paese all’altro?
Ognuno di noi ha una personalità moltoPerciò unificare tutte le persone sotto categorie così ampie non ha assolutamente senso; lo stesso vale per tante altre “classi” di persone spesso utilizzate per designare una categoria di persone: extra comunitari, marocchini, “vù cumprà”... Quest’ultimo termine in particolare per me è assolutamente idiota: ammesso che quello di venditore ambulante sia un lavoro tanto poco qualificato, credo che chiunque, nella situazione in cui si trovano certi immigrati, senza lavoro, senza amicizie, senza parenti, si accontenterebbe di un lavoro simile. Un altro gravissimo errore è quello di pensare di conoscere qualcuno unicamente dalle apparenze, rifugiandosi nei pregiudizi (che non sono altro se non una forma di razzismo).
Infatti quando si accetta un pregiudizio si ritiene giusto omologare tutte le persone ad un modello di vita migliore degli altri, secondo il proprio punto di vista.
Ognuno di noi ha una personalità molto complessa, che si può conoscere solo vivendo insieme a quella persona, parlandole e discutendo con lei.
Capita che persone vissute insieme per anni decidano di separarsi perché non si erano conosciuti del tutto. Quindi come si può pensar di conoscere una persona unicamente per averla vista una volta? Ma anche conoscendo una persona nel profondo del suo carattere, è giusto pretendere di giudicarla?
Secondo me no, innanzitutto perché un giudizio non porta nulla di utile. Si può discutere di un difetto che può essere corretto, o di un comportamento da abolire, ma un giudizio globale su quella persona, oltre che obiettivamente impossibile, servirebbe unicamente a creare dei dissidi e dei rancori.
E poi, nel tentare inutilmente di dare un giudizio siamo necessariamente fuorviati da nostri modi di pensare; non è detto che quello che penso io sia sempre corretto: non bisogna mai considerare se stessi un punto di riferimento per gli altri. Pensando in questo modo si tende ad un’omologazione di tutti gli esseri umani. Il bello del mondo, infatti, è proprio la varietà di culture e mentalità che vi possiamo trovare.
Il nostro obiettivo dev’essere quello di unire gli aspetti positivi che ci sono in ogni modo di vedere la vita, cercando di giungere a diventare ciò che si vuole essere, liberandosi da pregiudizi.
Il razzismo però può anche essere qualcosa che noi non sentiamo nemmeno, ma che in realtà coviamo, o qualcosa che noi riteniamo normale. In fondo quello di diffidare dello straniero è un sentimento innato: fin da bambini si vuole sempre essere al centro dell’attenzione, sia all’asilo che in famiglia; non si accetta che il compagno di scuola o il fratello sia coccolato tanto quanto lo siamo noi. Però, crescendo normalmente, si dovrebbe maturare, e capire che tutti siamo uguali, e dunque tutti abbiamo diritto alle stesse cose.
Invece spesso questo sentimento di diffidenza permane e si aggrava nel razzismo, che, ripeto, può esistere sotto tantissime forme, compresi i pregiudizi, di cui nessuno, almeno in piccola parte, può ritenersi esente.
Secondo me questo fenomeno è dovuto ad una scarsa attenzione ed educazione in questo senso.
I mezzi d’informazione,a mio parere, spesso sono indifferenti a questo problema; non prendono posizioni contrarie o favorevoli: semplicemente ne parlano pochissimo, se non per nulla.
Bisognerebbe aprire discussioni e dibattiti contro tutti i fenomeni di questo tipo, non per la paura di un nuovo Adolf Hitler, ma perché finché al mondo esisterà un briciolo di razzismo la Pace resterà solo un utopia.

1 commenti:

Tinto91 ha detto...

articolo molto interessante il tuo, concordo con il tuo esempio del motorino e aggiungo che se a fare questo gesto (sbagliato per chiunque lo faccia) è uno straniero è una cosa, se lo fa un italiano è diverso.

Mi spiego meglio: se lo fa lo straniero è qualcosa da condannare con la mano più pesante possibile "tolleranza zero", se invece a farlo è l'italiano è visto in maniera molto più leggera, magari lo si giustifica pure dicendo "è un bravo ragazzo, non lo farà più, etc..."

due pesi due misure insomma per lo stesso gesto e come tu dici molte persone non avvertono questo come razzismo ma bensì come la normalità.

argomento complesso su cui potremmo scrivere per ore ma in poche righe tutto questo nasce dall'ignoranza e sopratutto ad opera di certa gente che pilota il malcontento della gente.

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